Accessibilità ai ristoranti, un esempio virtuoso!

A New York l’iniziativa per segnalare i ristoranti “wheelchair friendly”. E in Italia?
E’ tutta una questione di prospettiva, sempre. Quando si parla di disabilità e servizi per persone con esigenze particolari, si ha ancora spesso l’impressione di una “concessione” particolare, che tra l’altro riguardi solo i diretti interessati. Ma far vivere meglio tutti è un vantaggio per tutti. Questo concetto, che da noi fatica ancora ad attecchire, imbrigliato com’è in un mix di buonismo da una parte e poco slancio attivo dall’altro, in altri Paesi è molto più sviluppato.

Mi è venuto in mente questo, leggendo un volantino in inglese che recava la scritta: “Ai proprietari dei ristoranti di New York. Vuoi aumentare i tuoi clienti ed aumentare i tuoi affari? Se sì, continua  a leggere”.  Che c’entra questo con la disabilità, dirà qualcuno. Ebbene, lo slogan, a mio avviso esemplare  sintomo di una cultura su questo fronte avanti a noi cent’anni, si rivolge a quei ristoranti della Grande Mela “wheelchair friendly”, ovvero attrezzati per ospitare clienti in sedia a rotelle.

L’idea è molto semplice e intelligente al tempo stesso, oltre che utile sia per gli esercenti che per i clienti. In sostanza in cosa consiste? Consiste nel rendere visibile, tramite vetrofania applicata esternamente al ristorante, il fatto che quell’esercizio è accessibile a persone in carrozzina. Vetrofania che viene rilasciata dopo richiesta dell’esercente all’ufficio per le persone con disabilità del Comune di New York, dimostrando in un questionario che il proporio ristorante risponde ai requisiti di accessibilità (es. rampa all’ingresso o entrata a filo pavimento, porta di una determinata larghezza, adeguato spazio per la carrozzina ai tavoli…). Tutto queto prende il nome di (RAP) Restaurant Access Program, promosso appunto dall’ufficio preposto alle politiche per la disabilità del comune della Grande Mela, che oltre alla vetrofania segnalerà i ristoranti “wheelchair-friendly”.

Questo tipo di richiesta, si legge nella presentazione del RAP, è del tutto volontaria per i proprietari, ma è evidente il vantaggio per tutti: per i clienti in carrozzina, che potrano evitare di fare capolino da un uscio all’altro dei ristoranti per capire la situazione, e per gli esercenti stessi, che in questo modo daranno un’informazione immediata ed aggiuntiva di ciò che il loro locale offre. A questo si associa anche un effetto domino “psicologico”: i locali che esporranno la vetrofania dimostreranno (o faranno comunque sapere) di avere qualcosa “in più” rispetto ai concorrenti, che saranno dunque indotti ad adeguarsi per non perdere terreno. Le buone pratiche si diffondono anche così.

Qualcuno obietterà che, al di là dei cartelli che un po’ ricordano i canini “Qui posso entrare”, civiltà vorebbe che tutti i locali fossero accessibili  e fruibili da chiunque, persone in carrozzina comprese. E qui torniamo al cosiddetto paradosso della disabilità (per integrare, si alzano muri di differenze e definizioni). Ma poiché la realtà per ora è lontana da quel traguardo, perché non iniziare anche da qui? A quanti di voi è successo e succede di non riuscire ad entrare nei negozi per colpa di quegli stramaledetti scalini, di quella porta stretta o pesante?O, dentro al ristorante, di dover chiedere cambi di tavolo e aggiustamenti perché la carrozzina non ci sta, non ci passa, dà fastidio al tavolo di fianco? O, al contrario, di esservi trovati bene in un locale e volerlo consigliare ad amici e conoscenti?

La cosa su cui vorrei puntare l’accento è, e qui torno all’inizio, il ribaltamento di prospettiva. Il chiamare all’azione gli esercenti facendo leva sul fatto che l’accessibilità paga. Insomma, che il cliente disabile è una fascia di pubblico considerevole, e che saresti anche poco furbo  a lasciartela sfuggire! Non solo quindi un appello alla sensibilità, ma alla imprenditorialità: sintomo di un altro – più avanzato – approccio rispetto alla percezione della disabilità e del suo essere parte integrante della società.

E se una cosa così si facesse anche in Italia? Io avrei già pronto anche lo slogan…: SII ACCESSIBILE: TI CONVIENE!

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Gondola per tutti!!

In gondola anche in sedia a rotelle, un pontile per i disabili a Venezia

La Regione ha finanziato un progetto da 50 mila euro per favorire l’accessibilità in laguna anche a turisti con disabilità. Sarà realizzato in piazzale Roma

La partecipazione delle persone affette da disabilità al turismo di massa è in aumento, e allora ecco che la Regione finanzia a Venezia un progetto che ne favorisce gli spostamenti. Su proposta dell’assessore al Turismo Marino Finozzi, la Giunta regionale ha approvato un contributo di 50 mila euro per la realizzazione di un pontile permanente a piazzale Roma che consentirà ai turisti disabili di muoversi in gondola.

Il finanziamento viene erogato all’associazione onlus “Gondola4All” di Mestre, per lo sviluppo di un turismo sociale e accessibile. Il pontile, in gergo tecnico “passetto”, consentirà a turisti con disabilità di fare un’esperienza unica. “È doveroso – afferma Finozzi – che una città come Venezia, tra le prime mete turistiche mondiali, si attrezzi nel miglioramento dei mezzi di trasporto per questa specifica fascia di persone e turisti”.

La sfida futura è quella di un Veneto accessibile a tutti, dove l’offerta turistica sia estesa all’intero territorio, si prolunghi la stagionalità, si diversifichino le attività rendendole flessibili ai turisti con problematiche particolari e cioè persone a mobilità ridotta, anziani, famiglie con bambini e persone con altre forme di disabilità. “Parliamo – prosegue Finozzi – di un mercato turistico di grande interesse: l’Unione Europea calcola che l’11% della popolazione, ben 37 milioni di cittadini (di cui quasi 4 milioni italiani), sia costituita da disabili permanenti”. (da Venezia Today)

Alessandro Cerioni, segnatevi questo nome!

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Italia senza barriere architettoniche?

Viene definita barriera architettonica qualunque elemento fisico o senso-percettivo che impedisca, limiti o renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi, soprattutto per le persone con limitata capacità motoria o sensoriale.

Una scala, un sopralzo, un attraversamento, un marciapiede, una porta. Sono moltissimi gli ostacoli che possono rendere impossibile o estremamente difficoltosi l’accesso ad edifici e la mobilità di disabili, anziani, bambini, genitori e nonni con il passeggino, donne in dolce attesa.

Sit-in "Il welfare non è un lusso, contro i tagli alle politiche sociali"Esiste vasta legislazione in materia, esistono già norme e strumenti di pianificazione per abbattere tutte le barriere esistenti e in quasi tutte le Regioni è obbligatoria la destinazione di una quota degli oneri di urbanizzazione che i comuni incassano per rimuovere le stesse barriere (e con tutto il cemento vomitato negli ultimi trent’anni e i miliardi di oneri incassati dovremmo essere al livello dei paese scandinavi).

Però, purtroppo, le priorità in Italia sono sempre altre e la minoranza di persone che patisce la propria condizione di svantaggio, permanente o temporaneo, si vede sempre sorpassata nel riconoscimento del proprio diritto da esigenze definite superiori (da altri)

E pensare che se l’intero paese affrontasse questo problema “di petto”, stanziando le risorse necessarie e sbloccando molti dei limiti (come il patto di stabilità) che impediscono ai comuni di realizzare piccole opere sul territorio, ne trarrebbe beneficio l’intero comparto dell’edilizia oggi in crisi. Ma occorre una cosciente volontà politica. Quella che porta a scegliere di realizzare l’adeguamento dell’ingresso di una scuola al posto dell’ennesima rotonda con monumento arboreo o scultoreo vicino al centro commerciale. Una volontà che nascerebbe solo se i decisori pubblici si mettessero letteralmente nei panni di una persona costretta su una carrozzina, di un cieco o di un anziano, e si facessero un conseguente esame di coscienza.

Ai sindaci basterebbe poco. Girare la propria città nelle condizioni di chi ha difficoltà deambulatorie, di chi è non vedente, sordo, oppure semplicemente mamma di due gemelli.

L’impatto con la dura realtà sarebbe immediato e molto più comprensibile di mille relazioni tecniche.

Percorrendo in sedia a rotelle lo stesso tragitto casa-municipio che si compie tutte le mattine fischiettando, ci si renderebbe conto di come sia difficile superare un gradino, scendere da un marciapiede, affrontare la difficoltà una breve salita o la pericolosità di una rampa in discesa con pendenza superiore all’8%.

Andando in posta con gli occhi bendati o con gli occhiali che simulano l’ipovisione si capirebbe quanto siano importanti i segnali acustici, la presenza di corrimano e l’assenza di piccoli dislivelli sulla strada. Una volta affrontato questo “safari” a caccia delle barriere architettoniche della città sarà poi sufficiente rileggere l’art. 3 della Costituzione per ridefinire il “giusto” Piano delle Opere Pubbliche: “(…) E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Sembra scritto apposta per abbatterle tutte e subito queste barriere.

Quindi cosa stiamo aspettando? Serve forse un diktat della Trojka?

Il Fatto Quotidiano, 29 dicembre 2014

Non solo Autismo…

Autismo, così i tablet aiutano a rompere il silenzio

Secondo uno studio americano una tavoletta digitale può migliorare sensibilmente le capacità comunicative dei bambini autistici. Ecco quali sono gli strumenti a disposizione di genitori e figli
02/12/2014
DARIO MARCHETTI

Tra una polemica sulla spunta blu di Whatsapp e un battibecco sulle modifiche all’interfaccia di Twitter, spesso ci si dimentica che smartphone e tablet, attraverso internet, hanno avuto il merito di farci comunicare come mai prima nella storia. Una piccola grande magia che ora potrebbe essere d’aiuto a chi è affetto da autismo: secondo un recente studio statunitense , l’utilizzo di un tablet, dotato di applicazioni su misura, migliora sensibilmente le capacità comunicative spontanee di un bambino autistico.

Dagli Stati uniti…

Proprio per questo negli ultimi tempi, soprattuto dagli Usa, stanno arrivando numerose soluzioni tecnologiche per migliorare l’interazione tra genitori e figli. L’ultima si chiama Puzzle Piece e permette, con 19 dollari al mese, di accedere a un ricco ecosistema di applicazioni con più di 40 giochi, tra cui cloni di titoli popolari come Angry Birds e Candy Crush, tante storie interattive e One Voice, un’applicazione che attraverso una serie di simboli associati a parole consente al bambino di creare frasi che saranno poi “parlate” dal tablet attraverso una voce virtuale. E per chi non dispone del tablet, un dispositivo che a volte può essere anche molto costoso, Puzzle Piece ne fornisce uno da 9 pollici con sistema operativo Android. Una soluzione in pieno stile Amazon che però, almeno per ora, è disponibile solo negli Usa.

…all’Italia

Ma progetti del genere non mancano anche in Italia (dove il ministero della Salute parla di 2,5 casi di autismo ogni 1000 bambini ), spesso con la possibilità di usufruirne gratuitamente, previa prescrizione medica, attraverso il Sistema Sanitario Nazionale. Come Blu(e) , sviluppato dall’alto-atesina Needius in collaborazione con Samsung, che oltre alla creazione di tabelle comunicative interattive include un sistema di interazione virtuale tra famiglia e specialista, che attraverso un sistema basato su tecnologia cloud può seguire i progressi del bambino, fornire consigli e creare terapie su misura. Oppure Immaginario , un’app per iPhone e iPad tramite la quale creare vocabolari personalizzati, tradurre intere frasi in sequenze di simboli facilmente riconoscibili e insegnare gradualmente al bambino a gestire la sua quotidianità, grazie a un’agenda interattiva da consultare ogni giorno. Mentre per chi cerca soluzioni completamente gratuite, magari su Android, c’è AAC Talking Tabs , applicazione nata dalla volontà di un padre di migliorare le possibilità comunicative della figlia e sviluppata in maniera completamente “fai da te” e utilizzando materiali su licenza Creative Commons.

Una soluzione open-source

Ultima, ma non per questioni di importanza, è ABCD , applicazione gratuita e open-source realizzata in via sperimentale dall’Università di Pisa in collaborazione col CNR. Attraverso due dispositivi, un pc e un tablet, tutor e bambino possono interagire in tempo reale attraverso numerose attività di associazione tra parole, simboli e concetti. I risultati vengono poi registrati nel tempo all’interno di un account e aggregati per fornire un aggiornamento costante sui risultati raggiunti grazie alla terapia, oppure individuare gli ambiti sui quali lavorare con maggiore concentrazione.

Venezia…a chi dare il nostro voto?

pagina fb

Allora, premetto che io sono uomo di sinistra per cultura familiare (padre comunista nonno socialista), ma in primavera a Venezia si andrà al voto per uscire da questo periodo di commissariamento, perlomeno discutibile. Ebbene io fin da oggi mi impegno ad appoggiare il candidato, che abbia un minimo di probabilità di vittoria, che abbia nel suo programma una dichiarazione chiara di operare al fine di accessibilità totale a Venezia ai disabili, anziani e genitori con passeggini. A prescindere dallo schieramento politico. Mi costa molto fare questa dichiarazione, umanamente, politicamente e personalmente. Ma la disabilità mi ha reso molto pragmatico. Per la cronaca il solo candidato che ha appoggiato il mio progetto venezia accessibile è Jacopo Molina. Ma vi terrò informati se altri candidati sindaco si faranno avanti, e naturalmente mi permetterò di comunicarvi a chi andrà il mio voto con la speranza di orientare anche il vostro. E ripeto questo ragionamento è al netto di opportunismo e solo frutto di un sano pragmatismo!!!

veneziaaccessibile.com